Filumena Marturano: il diritto alla dignità

Con un testo ispirato da un fatto di cronaca dal quale Eduardo ha costruito una delle più belle commedie dedicata alla sorella Titina, saranno Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses ad inaugurare, mercoledì 16 novembre alle ore 21, la stagione di prosa del Teatro Sanzio di Urbino, in Filumena Marturano.
E se Gleijeses è stato allievo prediletto di Eduardo che per lui nel ’75 revocò il veto alle sue opere, la D’Abbraccio iniziò la sua carriera proprio diretta dal grande drammaturgo napoletano. Terzo tassello di rilievo è la regia di Liliana Cavani che con questo allestimento debutta nella prosa. Il risultato è uno spettacolo che sta riscuotendo grandi consensi di pubblico e critica, grazie quella inesauribile carica di umana amarezza legata a momenti di esilarante comicità che include Filumena Marturano nella raccolta “Cantata dei giorni dispari”, intesi come quelli negativi, a differenza dei “giorni pari”, fortunati e felici.

Che cosa è per un’attrice napoletana interpretare Eduardo, che fa parte della propria vita e ha diretto il proprio debutto teatrale? <La sensazione è proprio quella di un cerchio che si chiude: un’armonica sintonia della mia storia personale e di tutte quelle che sono state le mie scelte iniziali, spesso anche molto istintive, gli incontri casuali o quando per caso sono stata scelta: tutto questo dà significato alla mia vita e alla mia carriera.>

Una vita dedicata al teatro, dove ha interpretato decine di personaggi: cosa ha lasciato e cosa ha preso da loro Mariangela? <Ho preso moltissimo: ho iniziato giovanissima e mi sono formata con il teatro, che mi ha nutrito, ma non solo. I Teatro mi ha anche insegnato a riflettere, ad approfondire una parte di me e del mondo: non l’ho mai usato come terapia personale, ma come mezzo per capire soprattutto gli altri, visualizzando attraverso i diversi personaggi, una psicologia che non mi appartiene, scoprendo diversi punti di vista che non avrei avuto modo di conoscere.>

Chi è oggi Filumena Marturano? <In realtà non è un personaggio ma qualcosa che appartiene un po’ a tutti: il pubblico, conosce benissimo il testo e ne apprezza l’interpretazione perché ne ha viste tante. Filumena è nel dna degli spettatori. E’ uno di quei capolavori immortali, in cui tutti si sono riconosciuti, non solo noi napoletani, perché siamo tutti un po’ figli di Eduardo. Oggi, Filumena resta una donna che chiede il diritto alla dignità e al rispetto: un testo di forte impegno politico e di denuncia, così come lo ha letto la Cavani. Ci fu un’interrogazione parlamentare a causa di questa commedia sui figli di “NN”! Filumena è una donna che allora, come oggi, tiene le redini di una famiglia e merita tutto il rispetto del mondo in un percorso di riscatto che viene dal basso e non ha nulla da invidiare alla classe borghese in fatto di dignità.>

Come è stato il rapporto con Geppy e con la Cavani? <È stato molto magico: difficilmente si ritrova tanta armonia in uno spettacolo, dagli attori, alla regia, ai tecnici alle luci e queste sono cose che ci dicono, non solo i critici. La Cavani ha messo in luce diversi aspetti dei personaggi, come la stessa grande storia d’amore, mai messa così a fuoco, al punto da regalare agli spettatori anche una sorpresa finale. Ovviamente lavorava poco sulla lingua, ma molto sugli aspetti sociali chiedendoci di tirare fuori i significati più profondi dei personaggi. Poi ha voluto una quotidianità vera e reale: è stata molto meticolosa nel definire gesti che avessero un inizio e una fine, mai casuali, portandoci ad una attenzione particolare sulla scena. Geppy devo solo ringraziarlo, primo per avermi chiamato e secondo per la straordinaria interpretazione che dà di Domenico, personaggio fondamentale della commedia.>

Filumena Marturano è una sorta di “Madre Coraggio”, caparbia, accorta, ostinata contro tutto e tutti nel perseguire la propria visione del mondo, con un passato di lotte e tristezze, decisa a difendere fino in fondo la vita e il destino dei suoi figli. La regia della Cavani mette in risalto la carica emozionale dei due protagonisti, approfondendone la psicologia e il loro intricato e complesso rapporto, mantenendo un rigore reverenziale verso il testo ed esaltando la bravura dei due interpreti, senza trascurare i passaggi esilaranti.

In scena anche: Nunzia Schiano, Domenico Mignemi, Gregorio Maria De Paola, Elisabetta Mirra, Ylenia Oliviero, Agostino Pannone, Fabio Pappacena e Eduardo Scarpetta. Musiche originali di Teho Teardo.

Informazioni e biglietti (da 10 a 20 euro): Teatro Sanzio 0722 2281, AMAT 071 2072439, www.urbinonews.it, www.amatmarche.net. Inizio spettacolo ore 21.

 

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