Il Flauto Magico al Teatro della Fortuna

Una delle opere più affascinanti e intriganti, tra richiami esoterici e favolistici, inonderà delle sublimi note di Mozart il Teatro della Fortuna di Fano: in scena Die Zauberflöte (Il Flauto Magico) con un cast d’eccezione a partire dal direttore d’orchestra Gaetano d’Espinosa ai giovani e affermati talenti, che vantano esperienze nei maggiori teatri italiani ed esteri, con il coinvolgimento della estrosa creatività degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e la regia di Francesco Calcagnini che, dopo l’originale versione del Barbiere di Rossini, hanno affrontato il capolavoro mozartiano.

Un’altra sfida importante per Calcagni e i suoi allievi: quale è stato il primo approccio all’Opera, tuo e degli studenti?

<Per il Barbiere il primo approccio fu: imparatelo a memoria dall’overture fino all’ultimo recitativo. È un buon punto di partenza, di solito, ma il Flauto presenta un problema linguistico oggettivo che non permette l’utilizzo di questa strategia. E quindi ci siamo abituati a vivere dentro un mondo tradotto che ci ha fatto prendere familiarità con il problema. La maggior parte degli spettatori, suppongo, avranno una difficoltà molto simile nella fruizione di questo Singspiel.>

Un’opera che ha diverse parti recitate, infatti: nell’intricato percorso drammaturgico, come trovare un filo conduttore?

<E’ abbastanza importante capire che ne esiste più di uno. Per studiare l’opera ho chiesto a Michele Mariotti, Davide Riboli, Rossano Baronciani e Vincenzo de Vivo di tenere delle lezioni sull’opera in oggetto. Qui li ringrazio pubblicamente perché hanno tenuto quattro incontri preziosi. Per rispondere rubo totalmente la sintesi a Davide Riboli perché penso che meglio di altre affermazioni riassuma il problema insito alla domanda. “Nel lavoro di Mozart e Schikaneder confluiscono principi illuministici, morale massonica, sapienze alchemiche, fascino esotico di un Egitto di fantasia, tradizione popolaresca e gusto per la fiaba. Qualsiasi lettura prediliga uno di questi aspetti sugli altri o comunque abdichi al tentativo – sempre impossibile – di testimoniarli tutti insieme non potrà che restituire il profilo piatto di un solido complesso. E questa contemporanea occorrenza di molteplici significanti protegge e favorisce la fuga continua di ogni significato.>

Sappiamo che spettacolo si sviluppa in una stanza, una  wunderkammer, che cosa significa?

<L’opera ci è apparsa fin da subito uno speciale racconto di formazione e lo spazio della scena pensato e interpretato come una wunderkammer pedagogica. Una camera oscura in cui si rivela l’immagine di un rito di passaggio. Il nero è il colore di questa stanza, di ombre e luci. Dove la luce riesce ad abbagliare solo il contorno dell’azione lasciando in un mistero preoccupante tutto quello che non è in luce. Non ci siamo posti il problema di schiacciare l’opera dentro le coordinate della nostra contemporaneità e non ci siamo posti, nemmeno per un attimo, il problema nella restituzione visiva delle coordinate filologiche del 1791. Come in una favola abbiamo sviscerato gli accadimenti, cercandone paura e dolcezza che incredibilmente la musica trattiene ed emana senza mai scostare la barra da questa rotta.>

Regine, streghe, serpenti e geni bambini, è forse una delle opere più difficili da “visualizzare” scenograficamente?

<No, la nostra è una scuola di scenografia questo è pane per i nostri denti. Il problema piuttosto è misurare fisicamente lo spazio fisico dei teatri che ci ospitano, comprendere la tipologia della produzione e anche il tempo a nostra disposizione. Ora è vero che Il flauto è tanta roba. L’opera, messa in scena Vienna il 30 settembre del 1791 in un teatro di periferia, Freihaus-Theater in un tripudio musicale e di marchingegni scenotecnici e altre buffonerie, fu un successo strepitoso meravigliosamente popolare per grandi e piccini. Scusate se mi addentro tra particolari tecnici, deformazione professionale: il palcoscenico era di notevoli dimensioni misurando 12 metri sui 30 di lunghezza totale dell’edificio, pianificato fin dall’inizio per un’opulenta scenografia quasi sicuramente dotato di un palcoscenico meccanico con tre botole, pareti mobili e fondali, oltre a dispositivi per ospitare macchine volanti, produrre tempeste, battaglie navali ed effetti similari. 225 anni dopo quella messa in scena, quello che era popolare allora, oggi è diversamente popolare e i nostri palcoscenici, di teatri bellissimi e preziosi, diversamente attrezzati e abbandonati, tecnologicamente, al solo rispetto delle norme di sicurezza. Certamente ci sono serpenti, uccellini e uccellatori, ma alla stima, la favola e il favoloso sono sicuro dovrebbero essere drogati di spiegazioni per ritornar similarmente popolari.

Nessun accenno alla contemporaneità e nemmeno una sottolineatura del passato: in quale spazio temporale si pone il tuo flauto magico?

<Quello di provarla a mettere in scena come se non fosse mai stata raccontata, mai vista, scegliendo tutti gli elementi visivi che l’accendono e la fanno filare libera sulla musica di Mozart.>

Il Flauto Magico di Mozart, nuova coproduzione della Rete Lirica delle Marche che vede coinvolti i Teatri di Fano, Ascoli e Fermo, sarà in scena venerdì 17 marzo alle 20,30 e domenica 19 alle ore 17. Tra i protagonisti, anche l’Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro del Teatro della Fortuna ‘M. Agostini’.

Info Teatro della Fortuna 0721.800750

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