Francesco Bianconi: Forever accade dal Teatro Rossini

Sarà con Francesco Bianconi l’appuntamento di “AMATo Teatro a casa tua!”, questa sera (18 dicembre) alle 21.15 in diretta streaming dal teatro Rossini di Pesaro. Una rassegna che offre momenti di ‘invasione’ ed ‘evasione’ propri dell’esperienza teatrale con cinque spettacoli in live streaming e streaming che compongono un vero e proprio cartellone fino al 3 gennaio con l’intento di cogliere l’occasione che questa sfida storica rappresenta. Per vivere l’esperienza di AMATo Teatro a casa! si consiglia una rete internet stabile e non un collegamento da hotspot telefonico. Per informazioni AMAT 071 2075880.

In attesa della partenza del tour vero e proprio di presentazione di Forever, il suo primo progetto solista pubblicato da Ponderosa Music Records/BMG ad ottobre, Francesco Bianconi propone “Forever accade”, uno spettacolo speciale, un varietà retrò che vede in scena, accanto a Bianconi, Zevi Bordovach, Angelo Trabace al pianoforte e  lo scrittore e musicista Valerio Millefoglie. Una formula nuova, creativa, ogni città una scaletta diversa, ogni luogo un racconto dedicato, uno spettacolo diverso ogni volta.

Un nuovo progetto lanciato in questo clima sospeso: in attesa di partire con il tour di Forever, un concerto “minimale” con tanti racconti alla scoperta di altrettanti luoghi…cosa ascolteremo e vedremo?

«È vero, c’è un clima stranissimo, fa impressione un po’ anche a me, per questo mi sento di condividere l’idea che noi musicisti siamo come dei pionieri. Non sono concerti, ci tengo a precisarlo, come per molti colleghi, pensare a un concerto in streaming non piace nemmeno a me, ma io non riesco a stare fermo e così ho pensato ad un evento che assomigli quasi ad un format televisivo, scritto e pensato per non essere un concerto, che racconta delle storie legate al luogo in cui siamo quella sera. Alla fine, questo periodo è servito da stimolo e costringe ad usare la creatività, la fantasia, per inventarsi cose buone, sprona ad uscire da formule stantie».

Sarai nella città di Rossini e in Forever si sente la presenza degli archi: cosa conosci di Rossini e qual è il tuo rapporto con la musica classica?

«Ascolto molta musica classica, ma non sono un melomane. Questo disco ci sta alla grande nella città di Rossini, credo che il suo fantasma non ci perseguiterà: sono canzoni pensate con la timbrica della musica classica, con un pianoforte e un quartetto d’archi».

La tua splendida voce, in una formula cantautorale più pura?

«Ho sentito il bisogno di andare verso una pulizia e una semplificazione del suono. Andare all’osso della canzone e, togliendo tutto l’impianto ritmico di matrice rock, è come se la voce assumesse un ruolo più centrale. Poi c’è una libertà metrica che prima non usavo: con i Baustelle scrivevamo prima la musica e poi le parole, quasi come in un gioco di enigmistica, riempivo le caselle della melodia. Questa volta è nato tutto più contemporaneamente, ho scritto parole che mi hanno portato a lavorare sulla melodia, con un approccio diverso, meno formale».

Questo concerto è una sorta di serie di date 0 per conoscere meglio un  pubblico vecchio e nuovo?

«È un esperimento, non lo so se è così, non sono concerti ma è come se fossero spettacoli modellati sulla città. Millefoglie arriva un giorno prima di noi sul posto, registra voci di personaggi del luogo che poi mixa sul palco e vengono mescolate alle canzoni. In più, anche se il pubblico non esiste, stiamo raccogliendo tante domande che i fan di Bianconi ci fanno. Mi piaceva l’idea di rispondere ad almeno una domanda per serata, ma ne sono arrivate tantissime e sono tutte molto belle. Anche questo fa parte di un rapporto confidenziale che difficilmente si realizza in un concerto normale. Un’occasione unica di contatto che mi è piaciuta molto, un’esperienza nuova».

Domanda banale, ma d’obbligo: in 20 anni di musica c’è qualcosa che cambieresti, qualche rimpianto, o vivi sereno con il tuo passato?

«Direi che sono super sereno e in pace e non cambierei una virgola: riguardo indietro e vedo una carriera fatta di quello che mi è sempre piaciuto, una sorta di etica onestà intellettuale. Con i Baustelle abbiamo sempre fatto dischi quando ci andava di farli, fuori dalle logiche commerciali, non ci siamo mai sbracati nel successo, non abbiamo mai abbassato l’attenzione sul livello della qualità. È bello potersi guardare alle spalle ed essere orgogliosi».

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