i Camillas e le parole di luce

Sarà presentato a Pesaro il 15 giugno (ore 18 nel giardino della Biblioteca San Giovanni) il libro, scritto a 4 mani da Zagor e Ruben Camillas, “La storia della musica del futuro” (People edizioni), completato a fine febbraio, prima che il Covid 19 si portasse via Zagor (Mirko Bertuccioli) il 14 aprile scorso. Mirko è rimasto nel cuore di tutti e la Città della Musica gli fa un altro splendido regalo: dedica al suo ricordo una composizione di luminarie, (come Bologna con Dalla, Napoli con Pino Daniele e appunto già Pesaro con Rossini e il dialetto di Pasqualón e Pagnini) che sarà posta lungo via Almerici, la via che porta al Conservatorio Rossini.
Intanto, nel giorno del suo compleanno, il 5 giugno avrebbe compiuto 47 anni, Vittorio Ondedei (Ruben Camillas) ha consegnato alla mamma di Mirko un “album” contenente oltre 380 pensieri giunti da tutta Italia.

Un gesto d’amore, intimo e allo stesso tempo condiviso?
«Sono fotografie, disegni, poesie, racconti e oggetti. C’è una tela di 3 metri per 1, fogli di carta ricamati con filo di ferro d’oro per unire due cuori, ritratti fatti su fogli di carta ritagliati per creare delle mappe, come le mappe dei tesori, moltissimi disegni, oltre a riproduzioni di Mirko fatte da disegnatori e fumettisti che ora stiamo raccogliendo. Con queste ultime, l’idea è quella di creare un album di figurine, proprio come quello dei calciatori, con immagini commissionate anche a grafici, fumettisti, disegnatori da tutta Italia e non solo. Alessandro Baronciani ha, per esempio, creato un fumetto a colori con la storia della sua relazione con Mirko».

Un’emozione grande, immagino..
«Il 5 giugno ci siamo ritrovati a casa di Onelia, la mamma di Mirko e le abbiamo consegnato tutto: eravamo nella stanza di Mirko. Anche due album di foto e un librone di 120 pagine, tutte piene di lettere e materiali scritti. Molte lettere erano proprio indirizzate alla mamma, soprattutto da parte delle donne ed è stata molto forte come cosa: le ragazze erano molto in sintonia con la sua mamma. Certo Mirko era suo figlio, ma tutto quello che ha creato erano relazioni forti. Pensa che tutti i cugini, che sono più di 15, hanno fatto la stessa cosa, fra di loro, con un album con la storia di Mirko in tutte le dimensioni famigliari, con immagini bellissime di Mirko bambino».

Mirko ha lasciato un segno forte in tante persone?
«Sì, perché era anche una relazione che passava attraverso la musica: non era un’amicizia lineare, era un’amicizia creativa. Concerti, canzoni, testi, tempo passato insieme in attività da cui tutti traevano il suo entusiasmo e la sua vitalità. E questo è il segno che tutti hanno ritrovato, la vitalità: sentirsi vivi nel fare le cose, vivere sempre molto intensamente, non una vita che si lascia vivere aspettando qualcosa. Mirko era l’esempio  più classico del valore della condivisione: il fatto che si interessasse a tutti i musicisti nuovi e quando gli piaceva qualcuno ci puntava tantissimo per promuoverlo. Era una forma di condivisone e lui non era il manager che prendeva le percentuali: produrre era il piacere di condividere».

La storia della musica del futuro: cosa ci racconta?
«Il libro racconta la storia della musica del futuro, raccontata al passato, perché noi siamo andati in un futuro ancora più lontano e da lì vediamo il futuro rispetto ad ora come se fosse un passato. Un artificio di scrittura che rende il futuro una forma più densa, perché sono tutte cose già accadute e quindi hanno una maggiore intensità non è profezia ma storia. La musica del futuro letta attraverso le varie dimensioni: dai compositori alle classifiche, alle modalità di utilizzo, agli strumenti, alle interviste. Tutto in maniera episodica, come se fossero delle illuminazioni che ti danno l’idea di come sarà questo futuro, a tratti forse anche un po’ inquietante. Ma anche un libro politico che parla della società, dove vengono fuori molte forme di organizzazione sociale, cose che noi diamo per scontate che forse non ci saranno più: cambieranno i nomi dei mari…».

Un libro scritto a 4 mani, come le vostre canzoni: veniva naturale comporre insieme?
«Il modo di condividere quello che era l’obiettivo: fare cose che ci piace fare e quando vuoi fare qualcosa che ti piace trovi sempre il mondo per farlo, alla scoperta di mondi che ti piacciono. Fare cose insieme dove perdi la specificità: capitava di scrivere da soli, ma poi ogni cosa veniva condivisa in un sorta di appropriazione reciproca. Eravamo diventati bravissimi anche a farlo dal vivo, senza metterci d’accordo: capire sempre dove ti trovi e poter interagire. Noi lo facevamo per gioco, ma prima di suonare chiedevamo sempre info sul posto dove eravamo, per avere dei contenuti da improvvisare sul palco. Questo faceva si che ci chiedessero come facevamo a sapere “certe cose”, ma era quell’apertura al contesto che poi porta a quelle relazioni umane che sono ancora presenti».

Quali ora i Camillas del futuro?
«I Camillas non suoneranno mai più dal vivo come Camillas. In 3 stiamo facendo le prove e suoneremo con dei nomi provvisori: il 1 maggio siamo stati Oggi Johnny. Abbiamo un’identità in transizione, ma tutto il materiale che i Camillas hanno fatto continuerà ad essere pubblicato e utilizzato per fare eventi creativi non di memoria. Abbiamo fatto uscire queste due canzoni “La scuola tedesca” (registrata nel 2014) e “Lidia” che abbiamo registrato a dicembre: erano due pezzi che ci sembrava sprecato non divulgare, per illuminare anche l’altro lato dei Camillas che, nello specifico, aveva anche Mirko. Io Enrico e Daniel suoneremo anche insieme per un evento ricordo dei musicisti scomparsi durante l’epidemia. “I Camillas” non era un nome: era esattamente la cosa che facevamo insieme. Nel momento in cui viene meno questa unità, il nome non ha più senso perché non descrive più l’oggi, ma le cose del passato e vorremmo trasformarlo in qualcosa di creativo che faccia succedere cose nuove».

Pesaro dedicherà le luminarie di una delle vie che portano al Conservatorio, ai versi di una vostra canzone: un modo scintillante di ricordare Mirko?
«Esatto, un modo scintillante: una presenza che è luminosa ma anche discreta. Lui sta lì e ti accompagna con le parole. Le parole fisiche, le lettere fatte di luce è una cosa molto Camillas: la materia si trasforma in pensiero e anche in affetto».

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