Il “magazzino” di Roberta Biagiarelli

Da trent’anni sulla scena teatrale, e non solo, Roberta Biagiarelli è un’artista a 360°, capace di interpretare , con rara intensità, anche storie crude e amare, storie di vita vera.
Nell’ambito di Marche Palcoscenico Aperto ha pensato quindi di far rivivere i suoi oggetti di scena, scenografie e costumi come pretesto per raccontare gli spettacoli di cui sono stati protagonisti: è questo l’affascinante mondo de “Il magazzino dell’attrice”, in programma l’8 e 9 aprile e il 15 e 16 aprile. Quattro incontri trasmessi in streaming, nei canali social Facebook, YouTube e Twitch di “Babelia- progetti culturali” e diario Facebook dell’attrice fanese, per raccontare il legame tra Roberta e il suo vissuto teatrale, ma non solo.
Un vero e proprio magazzino ricco di storie?
«Finalmente ho un vero magazzino, dove ci sono tutte le mie scenografie e gli oggetti: era il mio sogno da tempo. E accade davvero che ogni volta che tocco qualcosa si apre uno squarcio, una memoria, un racconto di uno spettacolo che ho creato. Oggetti depositati ed etichettati da cui rivivere emozioni. Ma è anche un magazzino in cui si scoprono presenze: dall’attore Sandro Fabiani (che ha collaborato in diverse produzioni al fianco di Roberta ndr) a una gatta che si chiama “Fulmine Saetta”».

Trent’anni di teatro occupano uno spazio fisico ma anche mentale?
«Non mi sono mai fermata, ma, ad un certo punto della mia carriera, il teatro, come luogo, ha iniziato ad andarmi stretto e mi sono lasciata trasportare da altre cose, tematiche che mi hanno invaso orizzonti e geografie e sono partita, oltre che a fare spettacoli, a produrre documentari, a scrivere libri, a lavorare su esperienze vissute. “A come Sebrenica”, che è la madre di tutto questo percorso, debuttò nel ’98 e da lì è partito uno sguardo più attento alla storia. Così lo spettacolo è diventato un appuntamento non annuale, come solitamente accade per chi fa il mio mestiere. I miei lavori sono più dilatati nel tempo, come se lo spettacolo dal vivo fosse un corollario di tutte le mie ricerche, i miei approfondimenti, di cose che “macino”».
Il teatro come arricchimento sociale: storie e persone che fanno del tuo bagaglio un’esperienza unica?
«Assolutamente: devo dire che essere approdata nei Balcani è stato un nutrimento come persona e come donna e anche da un punto di vista emotivo e intellettuale: tante relazioni che mi hanno aperto tanti mondi. Il teatro è stato uno strumento che mi ha fatto attraversare tanti mondi ed è li la sua preziosità».

Quanta fatica, tenacia, coraggio e solitudine c’è nel mestiere di chi ha scelto di essere indipendente?
«Chi è fuori dai grandi circuiti, soprattutto alla luce di questa pandemia, è tagliato fuori da tutto. Per questo lo slogan che cito nello spettacolo “Mi occupo di tutto tranne che di funerali e quando recito mi riposo!” è assolutamente vero! In questi 30 anni non sono mai rimasta solo un’attrice e, se sono sopravvissuta, è perché mi sono creata uno spazio diverso, un movimento di cose come incontri, convegni e relazioni a 360°, sfruttando le mie doti organizzative. Quando recito mi riposo perché è il risultato di un lavoro che all’80% è burocratico e promozionale».

I tuoi spettacoli sono senza tempo, possono essere rivissuti ed evocati in qualsiasi momento: tanti mondi e tante storie, come ricordarli tutti?
«Lo chiamo “repertorio ever-green”! È vero che c’è una grossa fatica mnemonica, ma mi appartengono così tanto che la mia memoria ormai funziona come una cassettiera: apro un cassetto e riemerge tutto. La prima puntata sarà proprio dedicata alla memoria».

Ripensando a questo percorso: cosa è cambiato della Biagiarelli ragazzina che ha scoperto il teatro?
«All’inizio, quando ero una giovane allieva, era un mondo nuovo, una sfera magica di cui mi nutrivo: dagli esordi con Transteatro a Fano, fino a Settimo Torinese. Crescendo, penso a me come un’artigiana anche grazie al mio lavoro con tante associazioni. Sono più consapevole, ma allo stesso tempo, il mio dono, che è anche un’ossessione, è che sono rimasta una persona curiosa che continua a sorprendersi. Per cui quando un tema “mi chiama” io mi ci tuffo come se avessi 16 anni. Credo che il teatro sia uno mezzo per attraversare le storie e quando può servire per trasformare pezzi di mondo che non ti piacciono è davvero meraviglioso».

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