Il Teatro apre le porte alla Poesia

Il teatro apre le sue porte alla poesia: saranno i versi de “Il quotidiano innamoramento” di Mariangela Gualtieri a chiudere la rassegna in streaming AMATo Teatro, venerdì 1 gennaio alle 17 e il 2 e 3 gennaio alle ore 21.15, dal Teatro della Fortuna di Fano. Un “rito sonoro” tratto da “Quando non morivo”, ultimo libro einaudiano della poetessa del Teatro Valdoca di Cesena che intreccia i nuovi versi ad altri del passato e compone il tutto in una partitura ritmica ben orchestrata.

Poesia come “rito sonoro”: la sua poesia ha la caratteristica di nascere e vivere nel corpo e nella voce, quasi come un rito antico che si tramanda oralmente, da bocca a orecchio…

«La poesia, alle sue origini, nasce oralmente ed è, proprio in questa forma del dire, del proferire, un rito davvero molto antico. L’orecchio è, fra i nostri canali di entrata, quello che porta il mondo maggiormente in profondità, almeno così sembra, anche se nel nostro tempo l’occhio, la vista, si è mangiata una parte di udito. Il tentativo resta quello di rendere ciò che Amelia Rosselli chiamava ‘incanto fonico’, quel bagno acustico che sprofonda ognuno in se stesso e allo stesso tempo tiene viva e affratellata la comunità dei presenti».

Un rito che si compie ogni sera diverso, che vibra con il pubblico: che eco avrà in un teatro vuoto?

«I teatri non sono mai vuoti, questo a me sembra. Sono luoghi talmente belli e carichi che sembrano sempre popolati di presenze in ascolto».

Voce, parola, corpo, immagini e silenzi: il vostro teatro è sempre stato capace di evocare tutto questo, una ricerca che arriva da lontano ed è anche interiore?

«Tutta l’arte pesca dall’esperienza profonda, è radicata lì, ed entra in contatto con l’interiorità di chi la abita. Ogni arte ha radici nel passato, si è nutrita del passato ed è in dialogo anche con quello».

Quando è nato “Il quotidiano innamoramento” e cosa ha mosso i suoi versi?

«I versi arrivano quando vogliono, secondo regole ben strane e indicibili. Non c’è merito, non dipendono dalla volontà di chi li scrive, non ci sono regole. La condizione è una piena attenzione alla vita, in tutti i suoi aspetti, lo studio dei poeti ma non solo, la capacità di innamorarsi e da ultimo aggiungerei una apertura alla possibilità che accadano dei miracoli. Una bella poesia a me sembra miracolosa, anche per il potere che ha su di noi, sulla nostra materia sottile».

9marzo2020: quanto questa improvvisa scossa alle nostre vite ha modificato le nostre percezioni? In primis forse anche questo allontanamento dal teatro, dall’arte, ma quanto, secondo lei ha modificato le nostre vite?

«Sì, quanto accade ha sconvolto le nostre vite e continua a sconvolgerle. Io spero ci apra gli occhi sulla sofferenza degli altri, allargando questa parola agli animali, alle piante, all’acqua, all’aria, alla terra. Spero che dalla consapevolezza della disarmonia che abbiamo causato, nasca l’energia per il necessario cambiamento».

Lo spettacolo è visibile dal proprio computer o tablet sul portale curato da Amat www.marcheinscena.it, acquistando un biglietto sulla piattaforma vivaticket.com

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