La fiaba e la poesia del lago dei cigni

Fin dal primo istante, si capisce che l’allestimento de Il lago dei cigni di Čajkovskij,  nella versione del Balletto del Sud, firmata da Fredy Franzutti  (che ha aperto la seconda parte di stagione del Teatro Rossini di Pesaro) è qualcosa di davvero originale: le scenografie e i costumi entrano infatti a far parte dell’incanto della fiaba/spettacolo, ambientata nella Baviera “fin de siècle” di Ludovico II che proprio negli anni della composizione fu dichiarato pazzo e deposto. Una scenografia “dipinta” di Francesco Palma che ricorda gli antichi sipari dei teatri e che, accanto alla bellezza dei costumi, colora e alimenta il clima romantico di tutta la vicenda.

Una vicenda che ha avuto negli anni svariati finali, ma sempre con il coronamento del sogno d’amore tra i due giovani amanti, in uno o nell’altro regno. Di fiaba si tratta e, come in tutte le fiabe, l’atmosfera è carica di poesia nell’emblematica e seducente figura di Odette-Odile, (la prima prigioniera dell’incantesimo del mago Rothbart, la seconda figlia del mago) che rappresenta anche l’ambigua e sfaccettata personalità femminile.

Il finale scelto da Franzutti è a metà tra lieto fine e catastrofe: “Chi può infatti dimostrare che il cedere alla bellezza dell’arte (la protagonista femminile) – spiega nelle note – sia una fuga dalle responsabilità del mondo reale? O è forse il mondo della quotidianità a essere profondamente ipocrita? In altri termini, la questione diventa: l’arte, con le sue bellezze, è un filtro narcotico e stupefacente o è la verità?”

Il secondo tempo si dimostra più intenso, via via che si avvicina all’inesorabile finale: spiccano fra tutte la bravura e la bellezza di Alessandro De Ceglia, intrigante e conturbante mago Rothbart, accanto alla delicata e affascinante ballerina spagnola Nuria Salado Fusté.

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