La lezione del mare di Nino Finauri

Per Nino Finauri, la vela è un rifugio quasi “naturale” al termine di ogni “fatica” organizzativa o lavorativa. E il “professor” dei Rari Ramarri Rurali, direttore del mitico festival Ville e Castella, docente in Storia dell’Arte al Liceo Raffaello di Urbino, che spesso offre la sua profonda conoscenza dell’Arte anche in incontri pubblici, le ha dedicato un libro: La lezione del mare: confessioni, venture e sventure di uno skipper fortunato.” che sarà presentato questa sera, alle ore 21 alla biblioteca San Giovanni (via Passeri 102, Pesaro).

Il libro raccoglie trentasette racconti per trent’anni di vita volati veloci come il vento, protagonista silenzioso assieme all’autore: <Anche se nato come raccolta di racconti marinareschi, ha preso poi la piega della narrazione. La vela, il mare, fanno riflettere su tanti aspetti del vivere e il filo rosso che lega ogni racconto è proprio basato su queste considerazioni. Mi sono divertito molto a ricordare i tanti episodi, le avventure, sia in regata che durante tragitti di vacanza.>

Non solo per tecnici quindi?

<La vela può essere recepita in modi diversi: ho mantenuto la terminologia tecnica per dare appieno l’idea di essere lì, di viverla insieme al lettore. Suoni, parole, rumori, voci, che descrivono i luoghi e il modo di vivere il mare. All’inizio suona misterioso, ma poi si inizia a capire. I dialoghi sono molto colloquiali e restituiscono il clima delle regate, dai momenti di tensione a quelli di sarcasmo e ironia, gli sfottò tra equipaggi.>

La vela è il tuo rifugio?

<Sento sempre il bisogno di staccare fisicamente dalla terra e, andare in mare, significa cambiare i ritmi, i pensieri, le preoccupazioni. Il tempo si dilata, ma diviene anche un “tempo totale” dove non ci sono momenti interlocutori: la giornata è fatta di 24 ore di profonda intensità e bellezza.>

Ci sono autori a cui ti sei è ispirato? Cosa leggi quando sei in mare?

<Ho letto Conrad, Melville, leggo i moderni velisti che hanno fatto la storia da Slocum a Moitessier.>

E’ in mare che nascono le idee per Ville e Castella?

<Qualche progetto sì: hai stimoli dai luoghi, ti nascono idee di ambientazioni particolari. Ad esempio avevamo pensato di fare, con l’amico David Monacchi, oltre al concerto galleggiante sul Caicco, anche un concerto in mezzo all’Adriatico, indicando solo le coordinate gps e facendoci raggiungere lì.>

Il tuo libro ha anche una funzione educativa?

<Andare a vela ti insegna la pazienza, il rispetto dei luoghi e della natura. Dopo un viaggio in barca il vento non è più lo stesso. Non decidi mai fino in fondo, puoi volere una cosa e il vento e il mare non sono d’accordo. Ti abitui a relazionarti con le forze della natura, dialoghi con il mare un po’ come con il destino. Il mio obiettivo è di creare equipaggi di giovani e giovanissimi.>

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *