La poesia delle musiche dal mondo

Pesaro Città della Musica, nella giornata dedicata alla poesia, ospita Simone Cristicchi e il pianista Riccardo Ciaramellari, in un concerto che miscela i canti dal mondo, alle ore 21 al Teatro Sperimentale. Oggi è anche la giornata mondiale contro il razzismo e l’evento tiene insieme tutti questi valori, poiché sul palco, insieme al cantautore romano, ci saranno anche le voci di Frida Neri e Anissa Gouizi, organizzatrici del festival Via del Canto, che incontrano sonorità provenienti da differenti culture: dalla fisarmonica balcanica di Bardh Jakova alla Kora del griot Jabel Kanuteh dal Gambia, passando per la voce e le percussioni di Devon Miles dalla Nigeria. Alle 19,30, nella sala Pasolini dello Sperimentale, Cristicchi incontra Loris Ferri per un reading che sottolinea ancora di più la sinergia tra la lingua della poesia con quella della migrazione.

L’incontro con Frida Neri fu a Montegiove?

«Sì, in occasione del mio spettacolo dedicato a Davide Lazzaretti. Poi mi ha parlato del suo festival Le vie del canto ed è nata questa idea di un evento speciale dove ri-arrangiare le mie canzoni, insieme a questi musicisti, per dare loro un nuovo respiro».

La musica non ha confini, barriere, è del mondo?

«La musica è l’elemento che unisce: è invisibile eppure incatena e crea legami. Avendo due bambini mi rendo conto che loro, per primi, non sono razzisti e non sentono il problema. Occorre ripartire da qui per capire come il mondo possa essere luogo di accoglienza e condivisione: per i bambini è normale, siamo noi che perdiamo questa purezza di visione».

Quali gli spunti da questo concerto?

«Ho sempre pensato alla musica come metafora di come dovrebbe essere questa società. Per un’orchestra e ancor più per un coro, la metafora è calzante: ognuno con il suo strumento o con la sua voce, realizza l’armonia insieme agli altri. Ognuno di noi serve agli altri e si armonizza per creare una partitura perfetta».

Scrittore, attore e cantante: con un unico denominatore, la poesia?

«La parola in generale è il denominatore: la parola poetica può finire nelle canzoni e negli spettacoli. Quello che mi interessa è la condivisione. La poesia è parola alta e non ha bisogno di essere musicata, ha una potenza intrinseca nel verso. Ne nascono pochi di poeti dentro un secolo, ma sono esseri straordinari. Ho avuto la fortuna di conoscere Alda Merini che improvvisava versi davanti a me: una meravigliosa esperienza. Dove sono oggi i poeti? Dove si nascondono? Forse sono finiti su Instagram, ma la poesia deve essere anche “detta” ci vuole un essere umano che dia voce alla parola».

Quali i suoi punti di riferimento poetici e cosa leggerà nel reading prima del concerto?

«Ultimamente leggo molti libri di poesia: mi piace andare alla scoperta di nuovi autori, come Chandra Livia Candiani, poetessa contemporanea milanese. I miei primi punti di riferimento furono però i testi dei grandi cantautori, Guccini, De Gregori, De Andrè. Le letture di questa sera saranno una sorpresa».

Come si è trovato a Sanremo 2019?

«Me la sono vissuta come un alieno, in senso positivo. Mancavo da 6 anni, dove ho fatto molto teatro. È stata un’urgenza presentarmi con una canzone molto speciale per me, dove parlo della mia vita che ha avuto un effetto fortissimo sul pubblico, che è arrivata al cuore di tutti. La vera vittoria è quando una canzone resta nel tempo, diventa quasi uno strumento per le persone che la ascoltano: in molti mi scrivono dicendo che la mia canzone ha curato diverse ferite, è stata come una carezza per l’anima».

Progetti futuri?

«Proseguo il tour teatrale di “Manuale di volo” e “Mio nonno è morto in guerra”. Dal 19 maggio, con un grande concerto a Roma, ritorno ad essere cantante e musicista e girerò tutta l’estate con “Abbi cura di me” dove ripercorro 15 anni di canzoni».

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