“Lingua ignotae” in una versione digitale

Ritorna, in una nuova versione “Digital Reload”, lo spettacolo di Simona LisiLingua ignota”, ispirato al fascino di un’anima multiforme come quella di Ildegarda di Bingen, religiosa, naturalista, musicista, filosofa e guaritrice. 

Lo spettacolo sarà in live streaming (sulla pagina YouTube di Cinematica Festival con biglietto cortesia per accesso) domenica 14 marzo alle 21, in diretta dalla piattaforma di “Marche Palcoscenico Aperto. Festival del teatro senza teatri”, promosso dalla Regione Marche/Assessorato alla Cultura con Amat.

Un lavoro che prende corpo dalle suggestioni provocate da una santa, una donna visionaria e potente, con la drammaturgia sonora a cura di Paolo F. Bragaglia, Pietro Cardarelli live visual, che narra, con mezzi tecnologici contemporanei, in modalità transmediale, la figura mistica di Ildegarda, ancora oggi capace di attrarre per la sua modernità, nonostante appartenga al  Medioevo.
Un personaggio di grande spessore che ha colpito da subito Simona Lisi: «Ildegarda, che ho incontrato per caso, durante una mostra sulle erbe officinali alla Badia di Fiastra, ha attraversato quasi un secolo e ben 4 papi sono passati in quel periodo. È stata un punto di riferimento straordinario, una donna/badessa piuttosto inusuale, un esempio di potere femminile che può cambiare le cose».

Lo spettacolo prende il suo nome da un aspetto particolare della figura della mistica, la sua lingua inventata, linguae ignotae. Questa lingua, ideata nel XII secolo, e inventata probabilmente per fini mistici, può essere considerata come una delle più antiche lingue artificiali conosciute. Poco più di un anno fa, era stato presentato nell’atmosfera particolarmente suggestiva della Chiesa dell’Annunziata di Pesaro, all’interno di TeatrOltre, e torna oggi in una versione completamente nuova. «Ho continuato a lavorare su di lei, anche nel triste periodo del lockdown, pensando fosse l’unica a potermi dare un po’ di luce. – racconta Simona Lisi – In questa versione abbiamo mantenuto l’impianto drammaturgico, le parole, la musica, la mia coreografia, ma si è completamente stravolto l’impianto visivo, cogliendo l’occasione del digitale per andare ancora più in là. Per raccontare una personalità così poliedrica non bastano i mezzi, a volte. L’uso della tecnologia può essere d’aiuto per entrare in un mondo ancora più immateriale e spirituale».

Un lavoro che permette un rapporto più ravvicinato e profondo. «Nel teatro c’è la magia dello spazio: se lo avessimo realizzato alla Chiesa dell’Annunziata, probabilmente avrebbe prevalso anche la potenza del luogo, ma nello studio (Inkal di Civitanova Marche), ci siamo sfidati a lavorare in un luogo stretto, chiuso e abbiamo concentrato tutto nella vicinanza con il performer, nella gestualità, nell’interpretazione. Rimane presente il tema della “lingua ignota” che abbiamo avvicinato all’imponderabilità dell’intelligenza artificiale dell’algoritmo digital, quei calcoli che a volte sfuggono alla mente umana. Una lingua di una dimensione superiore all’intelligenza artificiale: un parallelo ardito, come se avessimo ricevuto della conoscenze da un’altra dimensione e le avessimo avvicinate a quelle virtuali». 

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