Maurizio De Giovanni al Pesaro Doc Fest

Avete presente quando vi viene in mente un ricordo, un luogo, uno spazio, un tempo e, piano piano, le immagini prendono forma, i particolari riaffiorano e vi calate nella scena come se ci foste dentro davvero? Beh, leggere Maurizio De Giovanni è un continuo immergersi in una scrittura che si compone di immagini, riempie di emozioni e ti spettina i capelli: lo scrittore napoletano, sarà il primo ospite del Doc Fest di Luca Zingaretti, alle 19 di giovedì 29 giugno in Piazza del Popolo a Pesaro, per presentare l’ultimo libro “I Guardiani”, che si allontana dalle avventure del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone e prende la strada del mistero, in una trama concentrica e inquietante che scava nel passato e si proietta nel futuro dell’umanità.
De Giovanni non ha mai presentato un libro a Pesaro, anche se la conosce, visto che uno dei suoi personaggi è di Pesaro. Molti fan lo attendono: cosa succederà sul palco del Doc Fest?
<Mi piacerà moltissimo incontrare i miei lettori: Luca leggerà qualcosa da I Guardiani, io leggerò, per lui e per voi, un capitolo dell’ultimo Ricciardi.>

Da scrittore che è nato per scherzo ora ha addirittura 3 ramificazioni di storie?
<In effetti ho un problema che è quello della serialità implicita: sono sempre stato convinto che i libri hanno un’altra pagina, quella scritta dal lettore. E’ un’affezione che ti rimane. Sfido chiunque a non immaginare cosa potrebbe succedere dopo la fine di un qualsiasi libro “singolo”: anche se il personaggio muore, c’è sempre qualcos’altro perché la vita è sospesa! Ho scritto di Ricciardi e dei Bastardi sempre come se fosse l’ultimo libro, con la necessaria sospensione degli eventi. Ogni libro è leggibile anche da solo, ma se si leggono tutti in fila è tutta un’altra storia.>

E i Guardiani?
<I Guardiani sono concentrici, si muovono su una linea retta, sono il cerchio astrale di un bersaglio: il secondo avrà un cerchio più largo e il terzo pure. E’ uno svelamento di un unico oggetto enorme che hai davanti e che scopri piano piano. Contrariamente ad altri romanzi, non saranno leggibili singolarmente.>

Un successo anche per i Guardiani!
<Non me lo aspettavo, volevo scriverlo sotto pseudonimo!>

Come per Ricciardi e Lojacono, anche i personaggi de i Guardiani affrontano il mistero partendo dal loro “sentire”, ognuno con la propria sensibilità: un “marchio” indelebile della sua scrittura?
<Io credo che un romanzo parta da un’idea artigianale: come un divano deve avere una struttura in legno solida, la trama, anche senza particolari fronzoli, una struttura semplice. Poi deve avere dei personaggi che sono i cuscini: accoglienti, non troppo morbidi e nemmeno troppo duri, un atteggiamento avvolgente, comodo ma anche intrigante. E poi deve avere la tappezzeria che è l’ambientazione: non troppo sgargiante ma sufficientemente originale perché tu scelga quel divano e non un altro. I personaggi hanno lo stesso peso della storia e anche l’ambientazione deve avere lo stesso peso, tutti perfettamente organici.>

Ma non basta, e aggiunge:
<Con Ricciardi devo evitare di centralizzare su di lui e spostare l’ottica sul mondo che gli sta attorno, altrimenti diventa una sorta di Eneide, che non ha la bellezza corale che può avere l’Iliade. Nel caso dei Bastardi si muovono in 8 e lì ho fatto un cammino diverso: portare avanti 8 bastardi significa muovere un’entità diversa. Uno dei difetti della letteratura italiana è il personaggio centralizzato, la grande forza di Camilleri è che ultimamente ha messo Montalbano in una cornice statica: non è successo più nulla a lui, ma al mondo attorno a lui. Nei Guardiani i personaggi più intriganti compaiono di meno e risultano meno evidenti, ma sono fondamentali.>

De Giovanni uno e trino: come pensa di portare avanti le 3 storie?
<Ricciardi finirà nel 2019 sarà l’ultimo libro, il 5 luglio esce il terzultimo “Rondini d’inverno, sipario per il commissario Ricciardi”. I bastardi dovrò portarli avanti un po’ di più e finiranno nel 2020. I Guardiani avranno il prossimo libro nel 2018 e poi nel ’19.>

E poi?
<E poi vorrei rispolverare quell’antico istituto perduto che è la pensione, quando uno smette di lavorare ancora vivo e lo pagano! Mi piacerebbe scrivere qualcosa di umoristico, come ad esempio di Mina Settembre, da questi racconti verrà tratta una serie televisiva. Con i Bastardi, i Guardiani e Mina, credo di essere l’unico scrittore ad avere tre serie Tv dei suoi libri.>

Napoli è arte, cultura, poesia e mistero: quanto deve alla sua città per l’ispirazione delle sue storie?

<Tutto, il 100%! Non fossi stato napoletano non avrei scritto una parola e nonostante le pressioni per andare a vivere altrove, io non ho intenzione di andarmene.>

Da dove iniziano le sue storie? Quali le suggestioni che ispirano un nuovo racconto?
<Parto dalla vittima, che alterno, donna uomo bambino una coppia, un anziano, ma ci tengo a sfatare la assurda ridicola leggenda che il giallo mette a posto le cose: un omicidio non si mette a posto, mai. E’ un genere profondamente e gravemente realistico. Tornando alla vittima: la guardo, mi chiedo chi è e chi possa essere stato, chi sembra che sia stato, e mano a mano che mi allontano vedo ciò che la vita e la morte le hanno creato attorno. Nell’ultimo Ricciardi, la vittima è un’attrice di rivista: durante una canzone sceneggiata viene colpita a morte dal marito che con la pistola di scena spara su di lei tutte le sere, ma stavolta il colpo è vero. Io guardo questa ragazza e mi chiedo chi l’abbia uccisa e perché, chi potesse avere voglia e interesse. Poi scelgo la tinta madre, il colore basilare, il motivo di fondo che in questo caso è il sogno generato dalla finzione. Ma fingere i sentimenti significa mostrare qualcosa di irreale: il sogno è il colore di fondo, la colonna sonora e da lì il romanzo si dipana.>

Non ne sa la fine quindi?
<Noi siamo creativi nel primo passaggio: di un’espressione algebrica, quando arrivi alla fine e metti uguale, hai un risultato, ma tu che l’hai inventata non lo conosci. Il romanzo non è altro che lo svolgimento di quell’espressione, che può dare un risultato che a te scrittore potrebbe anche non piacere, ma lo devi portare a conclusione senza cambiarlo.>

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