Nicola Alaimo, artista sul web

Cittadino benemerito di Pesaro, Nicola Alaimo è uno straordinario artista che ha dedicato la sua vita al belcanto e a  luglio festeggerà i suoi 23 anni sul palcoscenico. Pesaro è ormai la sua seconda città del cuore, ma la solarità, lo spirito e il fuoco della sua Sicilia sono parte del suo carattere, sia come artista che come uomo. Dopo esser stato Don Magnifico ad Amsterdam e uno splendido Falstaff al Teatro Massimo di Palermo, anche Alaimo è a casa in questi giorni, in attesa di ripartire con un fittissimo programma che lo vedrà interpretare, tra i primi impegni, Mustafà a Vienna (debutto nel ruolo) e il Dottor Malatesta (Don Pasquale, di Donizetti) al Festival di Pentecoste di Salisburgo, al fianco di Cecilia Bartoli.

Maestro: un emozione ogni volta salire sul palco, anche dopo oltre 20 anni?

«È sempre come se fosse la prima volta: il pubblico, a parte gli affezionati, è sempre diverso e quindi è una sfida e ogni volta ci si rimette in gioco».

Chiariamo subito: baritono o basso-baritono?

«Mi sono sempre ritenuto un baritono puro: una vocalità belcantista, che si sposa perfettamente con Donizetti e Bellini  e ho iniziato con Rossini. Da ragazzino ero un fan accanito di Cecilia Bartoli e mi divertivo ad imitarla, sempre nella corda baritonale. Mi sono stati proposti anche ruoli di basso-baritono: nel Don Pasquale di Donizetti, ad esempio, il mio ruolo dovrebbe essere il dottor Malatesta, ma quando andai all’audizione lo stesso Muti mi disse che ero perfetto per il ruolo principale».

Dal 2013 vive nella città di Rossini, ora con cittadinanza onoraria: il suo debutto fu proprio con il Cigno…

«Il rapporto d’amore con Pesaro nasce nel 2000 quando frequentai l’Accademia del maestro Zedda. Già lì mi ero innamorato della città, dei pesaresi del senso di appartenenza, grazie a Rossini. Sapevo che avrei dovuto, prima o poi, lasciare la mia adorata Sicilia, anche per la mia fobia per gli aerei, e Pesaro era una delle prescelte. In realtà il salto avvenne con la mia agenzia nel 2008, la Stage door, che nel giro di 6 mesi cambiò la mia carriera e decise che era assurdo che io non avessi mai partecipato al Rof. Nel 2010 arrivò il contratto per la Cenerentola ed ero l’uomo più felice del mondo!».

Cosa ama di Rossini?

«Rossini riesce ad evocare qualsiasi forma di sentimento, sia  con la musica che attraverso le parole e il canto. Nel Guillame Tell convivono illusione, rabbia, amore: tutto evocato in maniera magistrale come pochi altri sanno fare, solo Verdi forse».

Qualche anno fa fece un recital su Frank Sinatra: al di là della lirica, qual è la sua musica preferita?

«Non ascolto molta musica al di fuori dell’opera, ma Frank Sinatra mi piace tantissimo e lo rifarei perché mi sono divertito da morire. Mi piacciono anche cantautori nostrani: l’immensa Mia Martini, Mina, De André, Paolo Conte, poeti che ascolto volentieri, ma la lirica è la mia grande passione, fin da piccolo sono cresciuto a pane e opera!».

Da qualche giorno si collega con i suoi amici di Facebook per regalare un’aria: un modo per diffondere bellezza e speranza?

«Ho ritenuto che fosse una maniera leggera per distrarci da questo periodo delicato, difficile e serio con la consapevolezza che dobbiamo rimanere a casa. È piaciuto molto e ora è condiviso anche nella piattaforma culturale del comune di Pesaro. La prima è stata “Musica proibita”, una canzone molto bella per una voce femminile, che negli anni 20/30 Caruso fece sua e da allora viene cantata anche dagli uomini. Poi “Ti voglio tanto bene”. Canzoni d’amore, ma arriveranno anche diverse altre sorprese».

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