Paolo Rossi: Stand up Shakespeare

Torna, al Comunale di Cagli, il “comedian” per eccellenza Paolo Rossi, per una breve residenza artistica per l’anteprima del suo nuovo spettacolo “Stand up Shakespeare – Su la testa”, in scena martedì 28 luglio alle ore 21. Sul palco anche la Anciens Prodiges Band, ovvero  Emanuele Dell’Aquila alla chitarra e Alex Orciari al contrabbasso, che con le musiche dal vivo contrappunteranno la performance del protagonista.

Un gradito ritorno sulla scena per Paolo Rossi?

«Scena che non ho mai abbandonato, nemmeno durante il covid. Siamo stati nei cortili di Milano, nei balconi, in un progetto di “brigate teatrali” con lo Stabile di Bolzano. A novembre 2019, avevo previsto un progetto che si adattava ad una situazione di emergenza del teatro: non era per il Covid, ma partiva dalla condizione del teatro in Italia. Alla fine a qualcosa è servito: gli ostacoli servono per porre attenzione,  per inventarci nuovi stili e modi di fare teatro. Questo è il vero teatro di emergenza, con uno sguardo sul futuro!».

Stand-up comedy e commedia dell’arte verso l’universo shakespeariano: una via verso un teatro sociale?

«In questo mese e mezzo a Bolzano, sono riuscito a fare lavorare 12 persone: che corrisponde a dare lavoro a 12 famiglie, anche se con paghe ridotte, ma questo basta a noi saltimbanchi. E soprattutto ho dato voce ad un repertorio popolare, che ora preferisco chiamare “sociale” visto l’abuso di una parola troppo spesso stuprata. Prendendo esempio da Dario Fo, il cui modo di fare teatro era legato ad un fil rouge  verso l’aspetto storico e didattico, per arrivare al mio che è personale e contemporaneo. Nei cortili si è capita bene la rottura della quarta parete, quasi totalmente disintegrata: in teatro è come se tentassi di far salire, come spirito, tutto il pubblico sul palco. Il teatro sociale deve tornare ad essere assemblea, processo simbolico, parlamento buffo, riunione di quartiere e, soprattuto, un’arena. Nel teatro di emergenza chi ha qualità sta in piedi, a chi non ce l’ha cascano maschera e mascherina».

Se volessimo raccontare qualche politico attuale attraverso i personaggi di Shakespeare?

«Non mi interessa farlo: se dobbiamo rivedere, con autoironia il periodo della satira politica, l’errore è stato quello di “servirli” perché anche solo nominandoli gli davi visibilità.  La comicità diventava una caramella che dà conforto, ma alla fine guasta i denti. Oggi bisogna fare i conti con la natura umana, con la storia che viene dettata da questa natura umana che fa si che al governo, ognuno ha i rappresentanti che si merita. Questa è la nuova frontiera della satira».

La vedremo sul palco con una band: affabulatore e cantante?

«Mi verrebbe da usare una parola molto abusata: liquido. Al di là del fatto che ho fatto 5 Sanremo e 6 regie liriche, il teatro richiede sempre delle ricognizioni nelle varie arti. Un attore non canta come un cantante, un musicista non recita come un attore: i miei musicisti recitano e io, quando e se mi gira, posso anche suonare Non so leggere la partitura, ma improvviso!».

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