Come perdere l’anima: Matteo Gennari

In quanti modi si può perdere l’anima?
Rio de Janeiro è una città bellissima e al tempo stesso misteriosa, che impregna dei suoi odori (non sempre gradevoli) le pagine dell’appassionante noir di Matteo GennariCome perdere l’anima”, dove Andrea, immigrato italiano che fa da autista ad altri italiani ricchi e potenti, è devastato da un’invidia inesauribile. Quando si innamora dell’affascinante Dejanira, la prostituta preferita dai suoi passeggeri, la sua vita e la sua anima subiscono un’altra e definitiva perdita.
Il libro, edito da goWare, sarà presentato sabato 28 gennaio, ore 18,30 alla libreria il Catalogo, alla presenza dell’autore che dialogherà con noi e con Luciano Rossini.

 Nato da genitori pesaresi, Matteo vive ormai da più di 14 anni in Brasile, paese di cui si è innamorato durante un viaggio di piacere: <Sì, ero partito nel 2003 con un altro amico professore di Pesaro e ne sono rimasto affascinato. Un viaggio che è durato 40 giorni e quando sono tornato ho deciso di ripartire per il Brasile, lì è iniziata l’avventura.>
Tra editi e inediti,  ha scritto una decina di racconti, di cui 2 nel 2016: questo noir e “Un succo naturale, grazie” nel quale racconta la sua storia, senza inventare nulla. La passione per la scrittura è intensa tanto che Matteo è di quegli scrittori che si porta sempre dietro carta e penna: <Sì, scrivo dentro ai bar di Rio, a penna su un quaderno a quadretti colorati. Ho anche la mia sedia e il posto prenotato in alcuni di essi. Lì, infatti, faccio molte delle mie lezioni di italiano e, tra una lezione e l’altra, leggo o scrivo, bevendo succhi naturali!>
Una scrittura quasi spontanea, che nasce quasi come un bisogno: <Spesso sovrappensiero scrivo poesie, quando ho bisogno di esprimere qualcosa di istantaneo, un sentimento, una sensazione, e poi ci lavoro su dopo. Per i romanzi è diverso, ho come delle intuizioni, delle illuminazioni e mi viene tutta la storia in un secondo, anche in sogno o per strada, mentre sto parlando con qualcuno.>
Come perdere l’anima è un noir molto particolare, con dei momenti di adrenalina pura: <Il genere che credo di seguire lo chiamerei “falso noir”, perché ci sono sì dei crimini, ma non c’è l’investigatore. Il crimine serve a segnare un’atmosfera, molto brasiliana. Racconto di bar e strade: sono molto legato a questo alone misterioso e cupo di Rio, mescolato al sole e ai 40 gradi di temperatura, un grande contrasto. Il crimine e il mistero mi servono per raccontare la città. In questo caso poi, il delirio del protagonista lo divora totalmente fino a fargli raggiungere un bassofondo spirituale e umano. >

Il Brasile come seconda patria?
<Forse anche come prima. Sono molto coinvolto da tutto quello che succede: dalla politica, alla religione: molto legato al quotidiano, alle volte anche più di mia moglie che è brasiliana.>

E come te lo spieghi?
<Un po’ è successo naturalmente, non mi sono mai posto domande su questo, un po’ perché sentivo che stavo cambiando. Mi sono sentito a casa dopo due ore che stavo là. Eravamo a Salvador, io e il mio amico: guardai le palme, il litorale e mi sentivo a casa. Ancora oggi, quando vengo a Pesaro sono contento, ma quando torno in Brasile so che sto tornando a casa mia.>

E i brasiliani cosa pensano di te?
<Pensano che sono un tipo di cui fidarsi, un po’ esotico. Ovviamente ho la caratteristica di essere sempre a metà tra due culture, mi sento un po’ ibrido, ma credo di rappresentare molte persone di questi tempi. Pubblico in italiano e vivo di scrittura da quando ero bambino. Piano piano inizi a capire come scrivere e poi cosa vuoi dire.>

C’è qualche autore a cui ti sei ispirato?
<Dostoevskij, per il lato oscuro dell’essere umano; mi piace la psicanalisi e ho letto molto Freud. Pasolini, per la sua forza, la sua energia, oggi gli autori sono troppo educati, non hanno il coraggio di osare. Tra gli autori brasiliani Rubem Fonseca, un po’ di quelle sue atmosfere mi sono entrate dentro e infine anche Beckett, per trovare la comicità nell’assurdo.>

Matteo Gennari è poeta, scrittore di romanzi e di canzoni con un passato di reporter, giornalista freelance, cantante in una rock band, ma anche lavapiatti, cameriere, addetto alle pulizie e operaio. Insomma, un professore di italiano nato a Milano e ora residente in Brasile, a Rio de Janeiro.

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