Raffaello: una vita felice

Sabato 18 luglio in Piazza Rinascimento a Urbino, nell’ambito delle celebrazioni del V Centenario della morte di Raffaello Sanzio, Alessandro Preziosi sarà il protagonista del reading “Raffaello: una vita felice”, per restituire, attraverso l’arte della scena, il genio del Rinascimento italiano che ha rivoluzionato per sempre l’arte in Italia e in Europa. Il recital è tratto dal celebre saggio di Antonio Forcellino, su adattamento di Tommaso Mattei, grande conoscitore dell’arte rinascimentale ed esperto restauratore di opere. Raffaello: una vita felice ripercorre la felice vita e l’opera pittorica di Raffaello, una meteora destinata a cambiare per sempre il panorama artistico dell’occidente.
Nel suo percorso Arte e teatro si fondono di nuovo: da Van Gogh a Raffaello
«In verità è venuto prima Raffaello: feci questo Reading in occasione della presentazione del libro di Forcellino, in un esperimento più didattico che teatrale. Allora non potevo capire la pittura di Raffaello, ma ora, l’approfondimento su Van Gogh mi ha permesso di capire e di raccontare meglio la pittura di Raffaello, nel senso che quello a cui Van Gogh mi ha messo davanti, come attore, ma anche come appassionato, è stato il concetto morale e storico del colore e del modo in cui portare il colore sulla tela. Attraverso Raffaello conosciamo la radice del colore, la sua composizione, il lavoro che c’è dietro l’utilizzo di questa “pasta” che solo in un secondo momento diviene colore. Elementi di un’incredibile magia che si miscela con gli elementi della natura».
Raffaello però ha avuto una vita pregna della felicità e del successo di chi con il fascino indubitabile della sua arte ha saputo coniugare amore, ricchezza e talento.
«Sono momenti storici molto diversi: Raffaello ha avuto la leggerezza di riuscire a combinare il sacro e il profano: la profanazione nasce dal suo grande senso voluttuoso ed edonistico della vita. C’è anche una cultura famigliare molto diversa: il padre di Raffaello aiutò molto il figlio, Van Gogh ha vissuto in tutt’altra atmosfera. Ma entrambi sono moralmente inquadrati sotto lo stesso comune denominatore: “non vivo più per me stesso, ma per fare vivere le cose”».
Come si restituisce l’arte con la parola?
«La parola fa vedere le cose come la pittura: la parola può essere poesia o narrativa, ma lascia spazio all’immaginazione. Il testo di Forcellino è più narrativo e descrive gli splendidi luoghi che avete ad Urbino, dalle chiese ai palazzi. È un’emozione diversa, ma interessante quella di fare vedere le cose con la mente, creare, anche attraverso la musica con la chitarra di Bonavire un ponte fra l’antico e moderno. Rendere tangibile la memoria non solo con la descrizione dell’artista ma anche con la sua contestualizzazione».
Il teatro sta riprendendo: come ha vissuto il lockdown e quali i suoi progetti futuri?
«Si riparte con una transizione nuova. Il covid è simile al terremoto, con la differenza che uno ci fa stare in casa e l’altro ci butta fuori. Credo sia un’esperienza da conservare dentro di noi: il ritorno alla normalità richiede grande responsabilità, ma per le Marche, che hanno un patrimonio immenso di eventi e festival, è un segnale importante. Questo spettacolo doveva essere il 6 aprile nel giorno dell’anniversario, ma ora sarà ancora più emozionante nello scenario di piazza Rinascimento. Durante il lockdown ho lavorato ad un documentario, “La legge del terremoto”, che aveva molto a che fare con l’imprevedibilità della vita. C’era un silenzio contraddittorio, incoerente, rotto solo dalle dirette on line, per permetterci di comunicare. Personalmente ho usato quel periodo per stare di più vicino alle persone a me care».

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