“conoscere è necessario”

Difficile rimanere impassibili assistendo a TZADIK(צדיק) = IL GIUSTO, la performance proposta da tutte le scuole di II grado di Pesaro che ogni anno, in occasione della Giornata della Memoria, riescono a toccare le corde più profonde profonde del sentimento e del ricordo, senza enfasi, senza retorica, ma, anzi, ricostruendo e offrendo un momento di riflessione.

Musica, canti, testimonianze e letture vibranti, fatte e ideate dai ragazzi, insieme ad un gruppo di insegnanti “illuminati”, in ottima sinergia con l’amministrazione comunale, che contribuiscono alla realizzazione di uno spettacolo che, anziché al mattino, andrebbe proposto nel tardo pomeriggio o alla sera, se fosse possibile, perché forse non ci rendiamo conto di quanto lavoro e quanta dedizione questi studenti mettono nella “messinscena” di questo magico collage di emozioni. La ricerca dei testi, dei canti, antichi o moderni, delle testimonianze, intervistando i sopravvissuti ai campi di concentramento o coloro che hanno aiutato dei fuggitivi, presenti sul nostro territorio, si fondono in una interpretazione che intende fare rivivere una memoria “attiva” e mai passiva su quanto accaduto: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” scriveva Primo Levi, perché “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a BARCHETTE 1riviverlo.”

Dal Teatro Sperimentale si è raggiunta poi la Sinagoga, nel cuore di Pesaro, in un percorso che, nei pressi del Tempio, ha scoperto una traccia di terra con appoggiate delle barchette di carta con un’orchidea come albero maestro, per porre l’attenzione sulla storia dei bambini deportati, sottratti alle famiglie e scomparsi, ma anche suggerire l’idea di un naufragio, come tanti ce ne sono non solo sulle coste del nostro paese. L’installazione dell’Istituto Mengaroni, “Zaddiq. Per i bambini d’Israele” porta il pubblico fino all’interno della Sinagoga dove il giovane pianista Andrea Di Marzio ha eseguito il suo concerto, circondato dalle foto di molte vittime della Shoa. Sullo sfondo erano appoggiati dei libri, segno di cultura, di quella che forse avrebbe potuto evitare una tragedia e che oggi, sfidando l’ignoranza, la superficialità e il razzismo potrebbe forse lasciarci qualche speranza di tolleranza.

Alle 21, la Giornata si è conclusa con un altrettanto significativo e toccante spettacolo guidato dalla splendida voce di Frida Neri “Il canto degli emarginati”: identità, amore e ricerca in un percorso attraversato dalla prosa (testi di Massimo Zamboni) dalla poesia (Loris Ferri) e la musica (canzoni dal mondo e originali a cura della stessa Neri e Antonio Nasone) con le immagini di sabbia di Massimo Ottoni.  Momenti intensi che si spostano e ci spostano come le immagini sabbia, muovendo pensieri e parole, riflessioni e immaginario tra passato e presente. L’Olocausto non si è fermato e lo viviamo ogni giorno, ancora: un “olocausto silenzioso”, come citano gli stessi autori, mentre osserviamo, a volte inermi, le guerre che ci circondano, più o meno vicino a noi, le violazioni dei diritti umani, le persecuzioni e la violenza del terrorismo, dell’intolleranza e della prevaricazione sul genere umano e sulla natura.

Come tutte le celebrazioni, o le “giornate” dedicate ad un tema, occorrerebbe sempre cogliere gli stimoli per riflettere davvero, seriamente su ciò che stiamo vivendo, smettendo di aspettare che qualcosa ci cada accanto per accorgerci che il valore di una vita è importante a prescindere dal colore del suo volto.

la foto dell’articolo è di Leonardo Mattioli

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