Smarrimento: l’elogio degli inizi

Smarrimento, scritto e diretto da Lucia Calamaro per e con Lucia Mascino e prodotto da Marche Teatro, torna nelle Marche venerdì 9 ottobre al Teatro Sperimentale di Pesaro, nel cartellone di TeatrOltre, e sabato 10 al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno per Ascoli Scena d’Autunno. Alle ore 18, è previsto, a Pesaro, anche l’incontro “Lucia & Lucia. Percorsi di scrittura degli inizi e del ricominciare”, in collaborazione con il Gad Pesaro che ospita un workshop di scrittura con la Calamaro. “Smarrimento” è un dichiarato elogio degli inizi e del cominciare. Di quel momento in cui – scrive Lucia Calamaro – la persona, la cosa, il fatto, appare o sbuca, ci incrocia insomma, creando presenza dove prima c’era assenza”

Come si affronta il blocco della pagina bianca?

«Lo spettacolo è un’affettuosa presa in giro di ogni artista e in particolare rivolta proprio a me e la Mescino. Ogni inizio creativo si apre su una bella crisi creativa: dopo, nel percorso di creazione, ce ne sono altre 3 o 4 e forse, occasionalmente, si arriva a qualcosa che vale la pena scrivere e tutto il resto è noia. È un modo, grazie anche agli straordinari tempi comici di Lucia, di mettere in scena un tema che non è molto trattato: la paura di non aver più niente da dire».

La sua è una scrittura che riesce ad arrivare fino in fondo alle emozioni per farle riemergere nella loro spontaneità e verità

«Magari! Mi fa piacere e speriamo che ogni tanto uno tocchi la verità: è un luogo in cui mi piace pensare di passeggiarci, almeno vicino. Il teatro, purtroppo in questo momento così penalizzato, ha la capacità emotiva e comunicativa di creare una commistione di intenti: si va tutti dalla stessa parte, in un movimento collettivo meraviglioso. Se dentro questo movimento, tra gli attori e il pubblico, c’è un sottofondo di è un obiettivo importante: dire qualcosa che abbia senso, ma soprattuto farlo insieme».

Qual è il lavoro con gli attori e, in questo caso, quale quello con Lucia Mascino?

«Bisogna starsi simpatici in sala prove, io non potrei mai fare  grandi produzioni con 12 attori, ho bisogno di una simpatia di base, di trovare una sintonia umana e anche una certa scherzosità condivisa. Poi ci vuole anche una stima reciproca, ma alla base ci deve essere il piacere di stare insieme nella sala prove. Lucia è un’attrice disciplinata, ma cerco anche persone che nella loro indisciplinatezza hanno comunque talento».

I suoi testi scavano molto nel profondo di ognuno di noi, quasi una terapia psicologica per porsi le domande giuste?

«Io sono una “tipica” autrice contemporanea, non ancora morta (scherza). Per quel che mi riguarda, fin dalla creazione, penso sempre all’appuntamento con il pubblico, sperando sempre di trovare consenso, ma soprattuto di fare breccia dentro le loro teste: mi piace essere il rimbalzo che fa lo spettatore per tornare a se stesso, che se ne va e si porta via dei pezzi che gli parlano di sé».

A Pesaro terrà un workshop di scrittura: scrittori si nasce o si diventa?

«Non parlerei di tecnica quanto di contenuti: se c’è qualcosa da dire e se ci si applica puoi farlo. La scrittura è un modo di collegarsi con il proprio inconscio, che ha qualità specifiche e che ha visioni diverse nel rapportarsi al mondo. Occorre cercare di capire i propri mondi interni, cosa abita una persona e cosa può interessare gli altri. Ma è sempre importante provarci: credo molto nel tentativo di non arrendersi mai. Bisogna scrivere, al di là di produrre o pubblicare qualcosa».

Le capita di prendere appunti?

«Sempre! Come diceva Flaiano, uno passa la vita a prendere appunti e poi ogni tanto scrive. La velocità delle idee e la loro capacità di sparire nel nulla è incredibile!».

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