Spotlight: giornalismo vero!

SPOTLIGHT: QUANDO IL GIORNALISMO  FA IL SUO MESTIERE.
Al CINEMA con TATI TATIANA – Il film, con un titolo in italiano che, al solito, dichiara la nostra ignoranza e il nostro pressapochismo, narra la vicenda della squadra di giornalisti investigativi del Boston Globe – lo Spotlight appunto – che ha obbligato la Chiesa cattolica ad ammettere l’esistenza di un numero spropositato di preti pedofili e a prendere provvedimenti.
E’ un film semplicemente perfetto: il regista (Thomas McCarthy) ha scelto toni sobri e asciutti per raccontare una storia terribile e dolorosa, senza scadere mai, e dico mai, nel sensazionalismo o negli aspetti pruriginosi di quel che è avvenuto e, ahimè, avviene, con l’omertà, spesso e volentieri, delle alte sfere della Chiesa.
Anche se Spotlight non è un film sulla pedofilia nella Chiesa, o meglio: è anche questo, ma soprattutto è il racconto di un modo di essere e di lavorare, estraneo alla mentalità lecchina e asservita del giornalismo nostrano, che si basa sull’indipendenza dell’informazione, nonostante le pressioni, i silenzi e le intimidazioni dei poteri forti.
Non ci sono fronzoli in questo film: non si indulge nemmeno con mezzo brano musicale malinconico al piagnisteo, la fotografia  è curata, ma sicuramente non centrale, i dialoghi sono scarni, densi, essenziali.
Tutta la storia è narrata con una lucidità adamantina, il procedere del team del Boston Globe è svelato allo spettatore in modo esatto, preciso, senza suggerire emozioni o giudizi, ma lasciando che ognuno segua un filo perfettamente logico che porta a logiche conclusioni.
Gli attori, poi, sono strepitosi: tutti bravissimi, riescono a interpretare le diverse personalità dei componenti della squadra, delle vittime, degli avvocati, dei prelati e a non prendersi però la scena, lasciando che l’inchiesta rimanga sempre centrale.
È un film corale in cui, grazie al lavoro di squadra, una squadra all’unisono e, se è necessario, contro tutti, si rompono le omertà e al contempo si restituisce dignità a un’umanità altrimenti sola e ferita.
Il film, in una parola, e’ avvincente, come solo i film molto ben fatti sanno essere, e va visto,assolutamente. E poi, si deve prendere magari in mano un quotidiano nostrano, guardarlo con il dovuto disprezzo e destinarlo ad usi più consoni che non siano la lettura.

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