Teatro, musica e danza…possibili

“NOW / EVERYWHERE teatro, musica e danza possibili (adesso)” realizzato da Amat con Regione Marche e MiBACT in collaborazione con LaRiCA / Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, nasce come risposta a questo tempo inedito e drammatico, offrendo performance di teatro, musica e danza in una singolare versione di grande intimità.

Dora pro nobis, spettacolo/reading tratto dal libro Malamore di Concita De Gregorio, che a Dora Maar ha dedicato una ricerca narrativa ed esistenziale, ha visto duettare a distanza la voce intensa e sensibile di Federica Fracassi, tra le più intriganti attrici della nostra scena, con il suono del violoncello di Lamberto Curtoni, a richiamare in contrappunto l’una Dora Maar e l’altro Pablo Picasso. Dopo aver sostato in un insolito foyer virtuale, scompaiono le finestre che ritraggono il pubblico e appaiono le due immagini dei protagonisti. La condivisione dello spazio teatrale manca tanto, ma questa linea diretta con l’attrice e il musicista permette di cogliere ogni sfumatura, ogni piega, ogni leggero palpito, ogni emozione. Due primi piani che ci fanno immergere nel racconto, ci ipnotizzano: seduta ad una scrivania, Federica legge, interpreta, narra, vive dentro di sé, fino in fondo, il personaggio, mentre Lamberto scuote la scena con le note potenti del violoncello.
Un dialogo continuo, in una simbiosi profonda che cattura e ammalia. La potenza della voce e del suono riempiono ogni istante di questa performance così intima e così diretta da colpire dritto al cuore, arrivando a commuovere.  Una dimensione strana, surreale, ma così catalizzante da rendere vibrante ogni emozione.

Dalla piattaforma Zoom alla videochiamata di whatsapp: se pensavamo che il rapporto con lo spettacolo teatrale fosse stato abbastanza potente e intimo, era perché ancora non avevamo sperimentato la videochiamata con  a danza di Call my name di Fabrizio Favale / Le Supplici.
In questo caso lo spettatore videochiama un danzatore della compagnia, tra Martin Angiuli, Vincenzo Cappuccio, Angelica Margherita, Mirko Paparusso, pronto a danzare solo per lui. Questo pionieristico formato spettacolare mescola materiale e immateriale, sostanza tecnologica e sostanza dell’immaginazione, in un incontro con la danza intimo e misterioso allo stesso tempo. Per una manciata di minuti un danzatore in carne e ossa si tramuta solo per lo spettatore in un circuito elettrico fatto di bit, impalpabile eppure struggente. Così come ogni forma d’arte, anche per un danzatore è impossibile fermarsi: anche nella propria stanza ha l’urgenza di esprimere il proprio sentire e di trasmetterlo con energia e passione che esplodono in questo intenso rapporto fatto di sguardi e sensazioni che sembrano rubate, spiate.

Una forma che, come più volte detto, non mina il rapporto con lo spettacolo dal vivo, ma che di sicuro crea altre opportunità di percezione e fruizione: un linguaggio non nuovo, certo, ma rimodulato, da un’emergenza, e pronto ad andare ad integrare e nutrire l’anima e lo spirito dell’arte e dello spettacolo.

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