The Andre con “senza accento tour”

È The Andre a chiudere Tornateatro! Artisti & spettatori di nuovo a casa, la rassegna che ha segnato il gradito ritorno al teatro: sul palco dello Sperimentale di Pesaro, sabato 27 giugno alle 21, The Andre propone “senza accento tour”. Da fenomeno del web, grazie alle straordinarie versioni di cover d’autore in cui omaggia il grande Maestro immaginando come si sarebbe cimentato ai giorni nostri cantando i testi del filone trap e indie, The Andre è giunto ad una svolta importante della sua carriera, dopo aver già dimostrato ottime capacità compositive, grande abilità di scrittura, nell’interpretazione  dei nuovi linguaggi dell’indie e della trap.

Ha dichiarato di iniziare a far sul serio: quindi da fenomeno del web a musicista il passo è d’obbligo, “abbassando le aspettative”, come il verso del suo ultimo singolo Captatio benevolentiae?

«È un passaggio che ho sempre avvertito come sofferto: avevo questo terrore di pensare che delle mie canzoni non sarebbe fregato nulla a nessuno. Ma ora non mi interessa, chi mi ama mi seguirà. Sapevo già dall’inizio che non poteva durare molto rifare le cover: divertente, ma già dopo un po’ è iniziato a mancare il senso. Poi c’è stato il passaggio intermedio, dove riscrivevo le canzoni mantenendo il tema e l’atmosfera originale. Ora è arrivato il tempo di abbandonare anche questo e fare le cose sul serio».

In Themagogia c’era già qualche pezzo inedito, ora la scelta è coraggiosa, lanciata con una canzone ironica: rimarrà questa ironia?

«Un po’ di ironia rimane, è uno dei tratti che mi contraddistingue ed tra i più interessanti, visto che siamo in una stagione culturale dell’ironia. Ma tra le canzoni che ho pronte, e che sono positivamente convinto usciranno a breve, ce ne sarà anche qualcuna meno ironica e anche triste, volendo».

Captatio benevolentiae è ironica, ma anche un po’ “ruffiana”, ma ha anche un giusto mix tra la scrittura tipica dei cantautori e la trap?

«Questa cosa c’è, ma non era programmata. Sono un grande fan del cantautorato di fine 900, anche se in questi ultimi anni ho ascoltato molta musica contemporanea che prima non ascoltavo. Questa cosa è entrata nel mio stile di scrittura: rifare il verso a Dalla o De Andrè per come erano loro non sarebbe interessato a nessuno. Non era programmata, ma mettere insieme due stili diversi credo sia ormai inevitabile».

Cambiare l’accento sul suo nome d’arte è un modo per iniziare a mettere le cose in chiaro? anche se la somiglianza con la voce di De Andrè rimane…

«È una cosa che amano sottolineare molti giornalisti: vorrei rimarcare che non sto rinnegando quello che ho fatto finora, ma da ora in poi le cose sono diverse. La cosa divertente è che il “th” inglese in pochi lo sanno pronunciare e quindi l’assonanza con De Andrè veniva spontanea…».

Mancano un po’, cantautori come Dalla, De Andrè, De Gregori: cosa pensa del passaggio da quella musica alla trap, apprezzata soprattutto dai giovanissimi?

«Credo che sia cosa molto legata all’età, molto generazionale che alcuni codici utilizzati sono rivolti precisamente a quella fascia di pubblico lì e quindi anche io mi ritrovo ad ascoltare musica che non capisco fino in fondo. Non è molto sensato voler mettere insieme quesite due epoche: dobbiamo ancora vedere quanto durerà, visto che sta già dando segni di cedimento».

Quello di Pesaro sarà uno dei primi concerti in cui si evidenzierà il passaggio o crescita della sua musica, ci regalerà qualche inedito?

«Vedremo. Non mi piace tantissimo preparare le scalette troppo in anticipo: mi piace vivere l’atmosfera del momento e scegliere lì per lì cosa fare».

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