Trascendi e sali: Bergonzoni invita a guardarsi dentro

Trascendi e sali”: un consiglio o un comando? Lo scopriremo solo dalla viva voce di Alessandro Bergonzoni in scena il 15 luglio (ore 21) con il suo nuovo spettacolo, sul palco del Parco Miralfiore di Pesaro, in una regia condivisa con Riccardo Rodolfi e prodotto da Allibito srl. 

La peculiare comicità unita all’indignazione morale, prima che civica o politica, ha subito sicuramente una svolta netta e decisa che sta per approdare ad un nuovo capitolo. Trascendi e sali: oltrepassare o cercare di esistere al di fuori? «Oltrepassare, esistere al di fuori no, io ho sempre bisogno di andare all’interno, trascendere vuol dire anche cercare di fare un salto dentro, essere trasparenti, far vedere tutto ciò che abbiamo. – racconta Bergonzoni – Anche se nello spettacolo parlo di tanti invisibili, nella pandemia e nell’immigrazione. Per me è importante che la gente faccia un salto dentro di sé e che lo faccia anche attraverso l’uso della comicità che è un mezzo, non un fine, senza satira, senza parodia, senza usare i mezzi classici per far scoccare la risata. Credo che in questo momento sia necessario fare un lavoro non di distrazione, ma portare il pubblico su un altro piano, un altro strato per cambiare dimensione, per me fondamentale. Non possiamo più essere mono-dimensionali». Da funambolo delle parole, il loro significato è da sempre motivo di analisi per Alessandro e, soprattutto in questo periodo ci sono parole che hanno significato molto, «vita, morte, cura, salvezza, accompagnamento: sembrano delle parole, ma sono dei concetti che vanno riletti, come tempo, età, anziani. Tutte parole che hanno come concetto dominante il cambio di dimensione. Non possiamo più pensare che il giovane è giovane, il vecchio è vecchio, il malato è malato, il sano è sano: come dicevo in “Nessi” (suo penultimo lavoro, ndr) tutto è legato, non possiamo più pensare che gli anziani stanno chiusi nelle Rsa, i giovani vanno solo a scuola, la politica sta dove si fa politica. Abbiamo visto cosa succede a relegare le carceri solo nelle carceri, cosa significa prendere il potere e cosa significa omertà e violenza. Dobbiamo rivedere tutto quanto e poi risarcire: cioè restituire non solo alle parole ma alle persone quello che abbiamo tolto, anche all’Africa stessa, a certi popoli, a certe nazioni e risarcire, anche noi stessi, della mancanza di amore». 

In effetti ridere e pensare non sono concetti separati per Bergonzoni, artista a tutto tondo sia sul palco che sulla tela:  «Quando parlo di “arte contemporanea” intendo che noi siamo tutto: mentre pensiamo muoviamo una mano, respiriamo, camminiamo e la stessa cosa è il teatro. Non si può pensare solo di distrarsi o di essere seri: tutto si fa insieme è un coagulo. Così come la filosofia che fa parte dell’antropologia che fa parte della salute, che fa parte della bellezza, che fa parte della vita, che fa parte della morte». E soprattutto niente intrattenimento: «A me l’intrattenimento non è mai interessato. Lo spettatore deve uscire scosso, con una carica di elettricità, con della luce, altrimenti facciamo mero intrattenimento televisivo che io detesto e non frequento. Porto rispetto estremo allo spettatore che ha voglia di essere portato dove non sa, su terreni sconosciuti, esplorando anche se stesso. Come un artista che quando finisce lo spettacolo, deve fare anche altro: sono 20 anni che seguo la Casa dei risvegli, cerco di andare nelle carceri, devo lavorare per chiedere la liberazione di Zaki e la verità per Regeni. Devi anche andare in piazza e non stare solo nei luoghi prediletti, il nostro è il mestiere dell’attenzione ed è un privilegio». 15 luglio e 15esimo spettacolo: per Bergonzoni è importante anche la magia dei numeri al Miralfiore «Credo nella magia dei numeri ma soprattutto nella magia: i numeri parlano da soli, mi piacerebbe che parlassero anche con noi». 

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