Affascinante e brioso Barbiere di Siviglia

E’ davvero un Barbiere che “abita” il Teatro quello di Francesco Calcagnini, andato in scena al Teatro della Fortuna qualche giorno fa: un teatro che “sogna” il Barbiere e dove tutti i personaggi sono  delineati con rigore, ma al tempo stesso lasciati liberi di divertire e divertirsi nella briosa trama, canovaccio perfetto e raffinato della Commedia dell’Arte.
E come in un sogno i cantanti appaiono e scompaiono dal buio e dai chiaroscuri di pannelli e video, giungono dalla platea su una portantina o a cavallo da una quinta, fuoriescono da una tavola imbandita o vengono svelati da sotto un telo e fanno serenate ad una luna ballerina che compare sulla platea calata dal soffitto.
BARBIERE 3Le luci giocano un ruolo preponderante e mostrano gli scritti di Rossini, in un suggestivo e fantasioso videomapping che disegna i palchi e la platea, a volte a richiamare i barlumi di un temporale, altre a sottolineare i passaggi dell’opera attraverso quei preziosi ed originali scritti del compositore pesarese, custoditi nelle sale della Fondazione Rossini.
“Questo” o “Quello”?: con queste due parole, centinaia di volantini volano dal loggione sul pubblico, evocando le immagini Viscontiane che si riferiscono al celebre episodio del Trovatore nella Venezia del 1866 occupata dagli austriaci. Si è dunque spettatori di un sogno, come se si sbirciasse ciò che accade in un misterioso teatro abbandonato, dove anche sul palco compare una perfetta riproduzione dei palchi che circonda gli interpreti, rendendoli evanescenti protagonisti dell’Opera immortale, quasi ne fossero prigionieri e destinati a ripeterla all’infinito, come in un macabro racconto di Edgar Allan Poe.
Nessun costume sfarzoso, ma abiti moderni con evidenti riferimenti che sottolineano il carattere dei personaggi: BARBIERE 2elegante il Conte d’Almaviva, sbarazzino e con scarpe da tennis rosse l’arguto, vitale e spiritoso Figaro, quasi una collegiale la delicata Rosina e uno “sciccoso” Don Bartolo.
Un carnet di grandi artisti rende il sogno ancora più piacevole: dal baritono russo Rodion Pogossov, coinvolgente e spumeggiante Figaro, a Don Bartolo interpretato dal buffo e divertentissimo Bruno Praticò, alla brava Rosina capricciosa e dolcemente femminile di Josè Maria Lo Monaco, fino al tenore Giulio Pelligra (Conte d’Almaviva) e ai bravissimi Alessandro Spina (Don Basilio) e Daniele Terenzi.
Non da meno i figuranti, a cui il regista ha assegnato una energica presenza scenica, tra cui spiccano: Alberto Pancrazi, apparentemente ininfluente, ma che assiste a tutta l’opera da una poltroncina sul palco, da cui esegue pochi ma significativi interventi nei momenti cruciali; Giorgio Donini (che caso vuole un tempo dagli amici era chiamato Figaro), efficiente maggiordomo e Claudio Tombini, malcapitato Notaio muto che, nonostante venga sbeffeggiato e irriso, mantiene un aplomb impeccabile, quasi fosse un manichino o un mimo di quelli che si incontrano sulle Ramblas, nonché le brave Giulia Astolfi, Francesca Di Modugno e Sofia Vernaleone,  nei ruoli dell’improvvisata orchestra mascherata e gli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia delle Belle Arti di Urbino che, svestiti i panni dell’allestimento, indossano quelli degli inservienti, con tuta e caschetto da cantiere edile. In scena anche la componente maschile del Coro Mezio Agostini del Teatro della Fortuna di Fano, diretto da Mirca Rosciani.

E la Musica? Sì, quella proprio con la M maiuscola: la Musica del grande Rossini è ottimamente interpretata dalla FORM, Orchestra Filarmonica Marchigiana, altrettanto ottimamente diretta dal Maestro Matteo Beltrami.

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