…Virgilio brucia: arte e potere

Si apre questa sera il sipario di TeatrOltre con il primo degli appuntamenti di questa ricca 14esima edizione: al Teatro Rossini di Pesaro, la compagnia Anagoor, tra le più penetranti e comunicative che hanno percorso la storia del nuovo teatro, propone Virgilio Brucia, uno spettacolo costruito non intorno a una storia, ma sulla figura di un Virgilio schivo e mite, un piccolo uomo che poco ha a che vedere con il poeta del potere, dell’imperatore Ottaviano Augusto. Cronologicamente, questo spettacolo, precede quello dedicato a Socrate visto l’anno scorso, ma mentre in Socrate il risucchio verso il passato avveniva al centro dello spettacolo, in Virgilio è tutta una sorta di traiettoria verso la scena finale che è il culmine e rappresenta una delle tre sere del 22 a.C, in cui Virgilio fu costretto a raccontare quello che stava scrivendo: legge e recita 3 dei 12 libri che stava preparando: narrando dell’incendio di Troia la storia ruota intorno ai regni che crollano.

Ne parliamo con il regista, Simone Derai.

Ci siamo lasciati parlando di Socrate ed ora Virgilio: prosegue il vostro viaggio tra passato e presente?

<Non solo, anche il viaggio attraverso l’Italia ed è molto bello tornare a Pesaro e completare quella che di fatto è una trilogia che finisce con Socrate, ma ha un capitolo di mezzo dedicato a Virgilio, al rapporto tra arte e potere. In questo frangente specifico il linguaggio è inteso anche come creazione, non tanto rivolto al maestro e allievo che raccoglie le identità del passato e si prepara alla vita futura: qui il fuoco è rivolto all’artista a chi si assume l’onere della creazione non dimenticando il contesto storico in cui vive il proprio presente, in un’idea di arte intesa come fuga dalla realtà.>

Arte e potere, ma anche la funzione della cultura e della memoria?

<Va detto che Virgilio è uno di quei casi in cui, a seconda delle epoche storiche che mutano, è letto diversamente. Su di lui cambiano i giudizi: a metà del secolo scorso, dopo la seconda guerra mondiale, come reazione ai regimi totalitari, era letto con sospetto, come poeta che aveva prestato la voce ad Augusto; oggi che abbiamo nella testa e negli occhi e forse ne cuore, orizzonti diversi, dalle migrazioni a un mondo che cambia faccia, dalla la precarietà alla mobilità insistita, ci interessano di più altre cose. L’Eneide non possiamo non leggerla come poema del viaggio.

Se per Socrate il focus era l’educazione qui qual è?

<Qui si parla di nuove possibilità di rilancio della propria esistenza: degli esuli, degli sconfitti, ma anche di salvezza. Questo significa che il presente ha la capacità di illuminare il passato, facendo notare cose che prima non erano visibili. Quindi non è il passato che mette in evidenza aspetti della modernità, ma il contrario. Prendere le distanze dal passato per farci capire dove siamo noi oggi.

Una visione nuova dell’opera di Virgilio?

<Noi oggi possiamo vedere Virgilio diverso e ribelle, tutt’altro che supino al potere: quello che aveva promesso a Ottaviano era di fatto un poema encomiastico, per celebrare potere di Roma, ma scopriamo che l’elaborazione del poema dura 11 anni e quello che viene fuori è la storia di un popolo sconfitto, che fugge dai regni della gloria: come se il poema avesse covato una sorta di antidoto, una forma di ribellione per non prestare voce al potere politico.>

Oltre a Virgilio, quali le fonti letterarie per questo lavoro?

<La scena finale, clou dello spettacolo, è preceduta da un viaggio che ci prepara all’ascolto di questa avventura, attraverso delle tappe vengono citati l’indiano Amitav Ghosh e il serbo Danilo Kisch. Resta quindi uno spettacolo sulla molteplicità delle lingue: dall’armeno al serbocroato, dall’italiano al latino.>

Che cosa è il teatro contemporaneo per Anagoor?

<Rispondo banalmente: è il teatro che avviene nel tempo in cui viviamo è contemporaneo a noi, teatro del nostro presente. Queste aperture verso l’antico sono semplicemente la misura per raccontare dove siamo oggi.>

In scena: Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari, Brigita Marko, Mateja Gorjup, Paola Dallan / Aglaia Zannetti, Monica Tonietto, Artemio Tosello, Emanuela Guizzon con la partecipazione straordinaria di Marco Cavalcoli. La regia è di Simone Derai, i video di Simone Derai e Giulio Favotto, i costumi di Serena Bussolaro, Simone Derai, gli accessori di Silvia Bragagnolo, le scene sono di Simone Derai e Luisa Fabris, le musiche di Mauro Martinuz e la drammaturgia di Simone Derai, Patrizia Vercesi.

Per informazioni e biglietti (10 euro, ridotto 8 euro): Teatro Rossini 0721 387621. Inizio spettacolo ore 21.

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